Cambio di stagione. Medicina Cinese: alcuni buoni consigli

TRASFORMAZIONE è la parola chiave. Per 4 volte l’anno il corpo ci chiede di fermarci e fare ritorno al Centro, al perno del nostro equilibrio, per la rigenerazione dell’Energia. Tonificare Milza e Pancreas diventa fondamentale e in particolar modo alla fine dell’Inverno, come sostenevano gli antichi maestri cinesi.
La stagione della Terra dovrebbe rappresentare un momento di reset e riequilibrio, per ripartire con rinnovato vigore in un nuovo ciclo della propria vita.

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di Patrizia Labanti *

La Medicina Cinese dà sempre una grande importanza al momento del cambio di stagione. Il momento di passaggio in cui ci troviamo, fa da cerniera tra il momento più yin (freddo, buio, fermo), rappresentato da autunno e inverno e quello più yang dell’anno (caldo, luminoso, attivo), ossia primavera ed estate. Continua a leggere “Cambio di stagione. Medicina Cinese: alcuni buoni consigli”

Efficacia di un intervento di breve durata basato su uno “Yoga lifestyle” nella riduzione dello stato infiammatorio e di stress: Risultati preliminari

R.Kumar, D.Magan, N.Metha, R.Sharma, S.C.Mahapatra.
THE JOURNAL OF ALTERNATIVE AND COMPLEMENTARY MEDICINE, Vol.18(7), 2012, 662-667.

Abstract

Oggetto: dimostrare come un intervento basato sull’attuazione di uno yoga-lifestyle possa portare ad una diminuzione dello stress e dello stato infiammatorio in pazienti con disturbi cronici

Soggetti: pazienti con malattie infiammatorie croniche, persone sovrappeso/obese.

Intervento: il programma prevede l’utilizzo di āsana, prānāyāma, gestione dello stress, gruppi di discussione, letture e consigli individuali.

Misurazioni: si rileva una diminuzione dello stress (cortisolo plasmatico e β-endorfine) e dello stato infiammatorio (interleukina, IL-6 e tumor necrosis factor, TNF-α) passando dal giorno 0 al giorno 10

Conclusioni: Un breve intervento basato su uno yoga lifestyle riduce i valori dei marcatori infiammatori e dello stress in soli 10 giorni in pazienti con disturbi cronici.

Introduzione

Lo stress è uno dei fattori di rischio per le più famose patologie correlate allo stile di vita come: diabete, disturbi cardiovascolari, respiratori, cancro. La caratteristica comune di tutte queste patologie è l’infiammazione cronica, in persone obese o in sovrappeso stati subclinici infiammatori sono presenti e possono evolvere in infiammazioni croniche e sindrome metabolica. Infiammazioni e anomalie metaboliche hanno un rapporto causa-effetto accertato con lo stress. Cortisolo e β-endorfine sono due importanti marker (con due comportamenti opposti) dello stato di stress. Alti livelli di cortisolo sono associati ad obesità, sindrome metabolica, osteopenia, stress cronico, privazione di sonno e depressione. Le β-endorfine hanno un effetto simile a quello degli oppioidi, riduzione del dolore e aumento stato di rilassatezza. Interleuchina (IL)-6 e il tumor necrosis factor (TNF)-α sono citochine infiammatorie che modulano patologie e tutti i disturbi cronici inclusi diabete, ipertensione, dislipidemia, obesità, tutto quello che rientra nella sindrome metabolica, disturbi respiratori e cancro. Per questi pazienti le terapie mediche si basano sulla riduzione dello stato infiammatorio, questi interventi non aiutano solamente nella gestione dello disturbo cronico, ma agiscono anche come terapia preventiva negli individui a rischio  (persone sane ma sovrappeso con stato infiammatorio subclinico e alto stress).

Lo yoga è una disciplina che che combina uno stile di vita salutare con una pace mentale simile alla medicina mind-body su cui si fonda la psiconeuroimmunologia. Una modificazione dello stile di vita e la pratica di discipline come lo yoga dimostrano come ci sia un miglioramento del profilo clinico di pazienti con diverse patologie, aumenta l’immunità e il beneficio è indipendente dal tipo di diagnosi clinica.

Materiali e metodi

Partecipanti

42 uomini, 44 femmine (totale 86), tutti in sovrappeso/obesi con disturbi cronici documentati (diabete, ipertensione, stress, dolori muscolari…) ma in apparenza con un buon stato di salute. Sono esclusi dal programma i soggetti non in grado di svolgere gli esercizi yogici e dieta.

Study design

La durata dell’esperimento è di 10 giorni. La valutazione dei marker infiammatori e dello stress viene fatta il giorno 0 (come linea di base) e il giorno 10 al termine dell’esperimento dopo circa 1 ora per bilanciare gli effetti immediati della pratica yoga. I marker dello stress monitorati sono: Cortisolo e β-endorfine, quelli dello stato infiammatorio sono: IL-6 e TNF-α.

Lifestyle intervention

Il programma d’intervento è della durata di circa 2 ore al giorno per 10 giorni. Un tipico programma giornaliero si svolge partendo con esercizi fisici attraverso āsana e prānāyāma per circa 1 ora, seguono letture sulla gestione dello stress, nutrizione e patologie specifiche seguiti da gruppo di discussione per far comprendere l’importanza di uno stile di vita sano includendo gli effetti benefici di āsana e prānāyāma. tutte le sedute terminano con un rilassamento in śavāsana e meditazione.

Risultati

Lo studio include 86 partecipanti: 42 maschi, 44 femmine con età media di 40,07 anni, le caratteristiche dei soggetti sono descritte in tabella 1. Degli 86 partecipanti 25 sono in sovrappeso, 16 in stato di stress mentale, 15 diabetici, 13 ipertesi, 9 con dolori apparato muscolo scheletrico, 4 asmatici, 4 costipati.

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Per quanto riguarda i marcatori dello stress, alla fine dell’intervento (giorno 10) il livello di cortisolo risulta significativamente ridotto soprattutto per il sottogrutto maschile (Fig.1), i livelli plasmatici di β-endornine sono al contrario aumentati rispetto alla linea di base stabilita al giorno 0 solo però il sottogruppo femminile ha un incremento statisticamente significativo.

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Fig.1: Livelli di cortisolo plasmatico medio (ng/mL) nel complessivo e nei sottogruppi al giorno 0 e dopo 10 giorni di intervento
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Fig.2: Livello di β-endorfine plasmatico medio (ng/mL) nel complessivo e nei sottogruppi al giorno 0 e dopo 10 giorni di intervento

Per i marcatori infiammatori il livello plasmatico di IL-6 (Fig.3) è significativamente ridotto ma solo per il sottogruppo maschile, le femmine non hanno avuto una variazione statisticamente apprezzabile. I livelli di TNF-a (Fig.4) subiscono un significativo decremento in entrambi i sottogruppi.

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Fig.3: Livello di (IL)-6 plasmatico medio (ng/mL) nel complessivo e nei sottogruppi al giorno 0 e dopo 10 giorni di intervento
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Fig.4: Livello di (TNF)-α plasmatico medio (ng/mL) nel complessivo e nei sottogruppi al giorno 0 e dopo 10 giorni di intervento

Discussione

I risultati suggeriscono come anche un intervento di breve durata (10 giorni) improntato su uno Yoga lifestyle causi un netto miglioramento nei valori dei marker relativi allo stress e dello stato infiammatorio. Si nota come uomini e donne abbiano una risposta differente allo stress, nel sottogruppo maschile la riduzione del cortisolo risulta essere maggiore rispetto a quello femminile (30 vs 8,6 ng/mL) mentre la variazione di delle β-endorfine risulta statisticamente significativa solo per il sottogruppo femminile; queste fluttuazioni possono essere imputate alla dipendenze di tali marker al ciclo mestruale femminile. Cortisolo e β-endorfine sono implicati in numerose patologie croniche, come: diabete, ipertensione, bronchite, obesità e disordini psicologici, in pazienti con diabete di tipo 2 bassi livelli di endorfine sono collegati ad una elevata insulino resistenza e ad alti livelli di cortisolo causati da un inadeguato controllo glicemico, d’altro canto il rilascio di endorfine dovuto all’esercizio fisico diminuisce l’insulino resistenza, lo stesso effetto è generato anche dai farmaci ipoglicemizzanti (come la metformina) che innalzano i livelli di β-endorfine inoltre alti livelli di cortisolo si associano a depressione e fenomeni infiammatori di cui pazienti diabetici spesso soffrono.

Lo studio presente mostra inoltre una significativa riduzione del livello infiammatorio a seguito dell’intervento misurato come riduzione dei livelli plasmatici di Il-6 e TNF-α, lo stato infiammatorio cronico è implicato nella patogenenesi e nello sviluppo di complicazioni nei disturbi cronici. E’ stato dimostrato come l’esercizio fisico e lo yoga potino ad una riduzione dello stress e dello stato infiammatorio, questo è importante soprattutto per i pazienti obesi o sovrappeso che spesso mostrano un basso stato infiammatorio che però può evolvere in disturbi cronici se non viene trattato, IL-6 è conosciuto come un marker tipico di tutte le cause di mortalità e la sua riduzione risulta essere di notevole importanza.

Conclusioni

Lo studio si aggiunge ad una sempre più vasta letteratura che parla dell’impatto positivo di uno yoga lifestyle sullo stato di stress e sulla riduzione dei marker infiammatori, il lavoro in questione ci mostra come già dopo soli 10 giorni di intervento siano già apprezzabili i miglioramenti dei parametri presi in considerazione.

Dolce energico continuo e profondo: il Tūiná, massaggio tradizionale cinese

di Patrizia Labanti *

Cosa è il Tūiná

Il Tūiná (massaggio tradizionale cinese) è una delle tecniche utilizzate dalla medicina tradizionale cinese insieme all’agopuntura, la fitoterapia, la dietetica ed il Qì Gōng.

Dolce energico continuo e profondo, sono i quattro aggettivi che contraddistinguono il massaggio cinese e che sono alla base delle molteplici tecniche che l’operatore tūiná esegue durante una seduta. Infatti il tūiná si effettua non solo su specifici punti tramite la digitopressione, ma anche lungo linee e su diverse zone del corpo con massaggi o tramite movimenti lenti delle articolazioni, oppure con l’applicazione di svariate tecniche accessorie.

Essendo una forma di massaggio che mira a liberare blocchi fisici e psichici che non permettono alla persona di sentirsi in armonia con se stessa e con chi la circonda, la pratica è sempre subordinata all’analisi della situazione del paziente, alle sue caratteristiche psico fisiche; la buona preparazione dell’operatore è fondamentale al riequilibrio funzionale dell’organismo trattato.

Come e perché funziona

Il massaggio cinese è indicato per migliorare la funzionalità delle articolazioni, rilassare i muscoli, ripristinare un fluire armonioso dell’energia nel nostro corpo. La cornice concettuale all’interno della quale si inquadra il tūiná è quella dalla medicina cinese e quindi di una visione energetica del corpo e della sua fisiologia. In questo ambito è possibile intervenire per mantenere o ripristinare la salute attraverso la stimolazione di zone del corpo, di linee e di punti (gli stessi dell’agopuntura) che servono a regolare la circolazione delle energie sottili e pesanti (sangue e liquidi), o a espellere le cause di malattia.

Ad eccezione di alcune rare controindicazioni è indicato a tutti.

È una pratica che, grazie ai suoi notevoli benefici psicofisici, rappresenta un valido strumento per la prevenzione e il mantenimento della salute in modo naturale.

È efficace nelle disarmonie muscolo-scheletriche, nello stress e nei disturbi ad esso collegati come ansia, insonnia, cefalee, problemi digestivi, problemi mestruali.

Il tūiná aiuta a:

  • Migliorare la funzionalità delle articolazioni e a rilassare i muscoli.
  • Rimuovere le ostruzioni, eliminare le stasi.
  • Regolarizzare i canali energetici: ne libera la circolazione.
  • Eliminare i fattori patogeni.
  • Promuovere le funzioni degli organi e dei visceri.

Le tecniche del Tūiná

Moxa [source: http://www.studioriequilibrio.it/]
Anche la categoria delle tecniche ausiliarie –che coadiuvano il lavoro dell’operatore – è molto importante. In particolare la moxa (lana di artemisia vulgaris arrotolata a sigaro o in altro modo), che per la sua capacità di indurre un riscaldamento molto forte viene utilizzata per scaldare alcuni punti o zone del corpo.

Altre tecniche ausiliare sono, ad esempio, le coppette e il Gua Sha.

Coppette [source: http://www.studiosato.it/]
Le coppette consistono in vasetti – in vetro o bamboo, ma recentemente anche in plastica – che vengono applicati su alcuni punti o zone del corpo in modo da creare un effetto “risucchio” sulla superficie cutanea.

Gua Sha [source: http://www.shenquankungfu.com/]
Il Gua Sha, utilizzato soprattutto in Cina, consiste invece nello strofinamento ripetuto e unidirezionale di una zona del corpo utilizzando una piccola spatola in osso o in plastica.

Emozioni e dolore: un’ipotesi di lavoro con il trattamento manuale Tūiná

Le emozioni non integrate correttamente nel tessuto esperienziale della persona non diventano, come dovrebbero, fonte di nutrimento ma causa di disagio e di difficoltà nell’affrontare i cambiamenti della vita.

Sensazioni come inadeguatezza, tristezza, rimpianto, frustrazione, abbandono, possono essere percepite costantemente e indurre uno stato d’animo che rende incapaci di vivere serenamente i cambiamenti proposti dalla realtà che ci circonda; questa sensazione diviene talmente pervadente da rappresentare come un dolore non sopportabile.

Tale necessità di “lasciare andare” e saper accogliere i cambiamenti sono concetti ben presenti nel pensiero cinese fin dalle sue origini.

Il tūiná può rappresentare, per il paziente, la possibilità di riconoscere e modificare la propria situazione e risulta particolarmente efficace in quanto vi è un rapporto di contatto tra terapista e paziente: il contatto delle mani crea infatti una situazione di particolare agio e un terreno fertile per l’emersione e l’elaborazione di “traumi antichi” senza l’ausilio di un approccio psicologico.

Consigli alimentari della Medicina Tradizionale Cinese

Di solito, quando parliamo di dieta, il nostro immaginario ci proietta in una visone di privazioni, calcoli di calorie e composizione chimica dei cibi, integratori, contenuto in grassi e colesterolo, ecc.
La dietetica tradizionale cinese parte invece dall’osservazione attenta dell’interazione cibo-organismo per dedurne le immense possibilità preventive e curative. Si tratta di un approccio schiettamente esperienziale, ma non per questo meno raffinato: i cibi vengono studiati nelle loro caratteristiche di natura (l’effetto termico che il cibo esercita una volta ingerito), di sapore/odore, colore, forma, vitalità, oltre che per tutti gli effetti che producono, singolarmente e in combinazione fra loro, nel nostro corpo.

Un detto molto celebre fra i medici cinesi recita

cura con le medicine, guarisci con i cibi.

[Huangdi Neijing, Il Canone di Medicina Interna dell’Imperatore, un antico trattato di medicina tradizionale cinese.]

Dal punto di vista della Medicina cinese, l’alimentazione, insieme alla respirazione, sono le due fonti dell’energia acquisita che permette al nostro corpo di svilupparsi e di vivere. Ciò che mangiamo e l’aria che respiriamo entrano dunque intimamente a fare parte di noi stessi.
Se ciò che mangiamo diventa parte di noi, è logico pensare che nel medio-lungo periodo, attuando precise scelte alimentari, possiamo modificare profondamente il nostro organismo. Da questa intuizione nasce la consapevolezza del potere terapeutico della dieta, intesa come un regime programmato di alimentazione.

Anche nell’impiego pratico della dietetica la Medicina Cinese segue il principio dell’armonia fra uomo e cosmo. La scelta dei cibi per essere di giovamento deve seguire le stagioni, anche perché, studiando la natura e i sapori degli alimenti, scopriamo che ogni stagione ci offre le giuste combinazioni di qualità necessarie per affrontarne il clima e per preparare le energie del nostro corpo alla stagione che verrà. Allo stesso modo in cui una dieta armoniosa ci mantiene in equilibrio, una scelta appropriata di cibi può correggere uno squilibrio energetico.

Gli alimenti possono influenzare profondamente, anche se lentamente, la nostra salute, nel bene e nel male.
In Medicina Tradizionale Cinese se la nutrizione è adeguata, l’energia sarà abbondante, gli organi saranno ben nutriti ed il pensiero fiorirà, il nostro sistema nervoso e le nostre emozioni saranno in armonia.

Associare ai trattamenti tūiná una dieta energetica in base a deficit o eccessi valutati sul paziente  può essere un ulteriore aiuto per raggiungere l’obiettivo prefissato e soprattutto per prevenire una possibile ricaduta.


Patrizia Labanti è operatore olistico in Medicina Tradizionale Cinese.
Ha studiato presso la Scuola di Medicina Tradizionale Cinese — corso triennale presso la Scuola Tao di Bologna diretta da Massimo Muccioli) — conseguendo il titolo di Operatore nella pratica del Tūiná e integrando il proprio percorso formativo con corsi di fitoterapia e dietetica in medicina tradizionale cinese.
Attualmente sta effettuando un tirocinio triennale per diventare insegnante di Tūiná.
Pratica yoga da diversi anni, una disciplina che, dice, ha un ruolo fondamentale in un percorso iniziato diversi anni fa quando, per pura curiosità, si interessa di Riflessologia plantare e scopre un modo diverso di approcciare le problematiche fisiche ed emozionali.

Studio: Via Podgora n. 16 – 42122 Reggio Emilia. Tel. 339 8280414


 

VIVEKA: la DISCRIMINAZIONE nelle parole del filosofo greco EPITTETO

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« le cose che esistono sono di due maniere: le une dipendono da noi, le altre no. Dipendono da noi: giudizio di valore, impulso ad agire, desiderio, avversione, e in una parola, tutti quelli che sono propriamente fatti nostri. Non dipendono da noi: il corpo, gli averi, le opinioni degli altri, le cariche pubbliche e, in una parola, tutti quelli che non sono propriamente fatti nostri.

Le cose poste in nostro potere sono di natura libere, non possono essere impedite né attraversate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo sono cose altrui.

 Ricordati dunque che, se credi che le cose che sono per natura in uno stato di schiavitù siano libere e che le cose che ti sono estranee siano tue, sarai ostacolato nell’agire, ti troverai in uno stato di tristezza e di inquietudine, e dolerti degli uomini e degli Dei. Se, al contrario, pensi che sia tuo solo ciò che è tuo, e che ciò che ti è estraneo – come in effetti è – ti sia estraneo, nessuno potrà più esercitare alcuna costrizione su di te, nessuno potrà più ostacolarti, non muoverai più rimproveri a nessuno, non accuserai più nessuno, non farai più nulla contro la tua volontà, nessuno ti danneggerà, non avrai più nemici, perché non subirai più alcun danno. »

liberamente tratto da Encheirìdion o Manuale di Epitteto nella traduzione di Giacomo Leopardi

https://books.google.it/books?id=X7tDAQAAMAAJ&hl=it&pg=PA213#v=onepage&q&f=false

 

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Consumo di ossigeno durante pranayama con respiro rallentato.

S.Lathadevi, T.Desiraju; Indian Journal of Medical Research 1991, 94, 357-363

Abstract

Lo studio ha come scopo la determinazione del consumo di ossigeno durante sessioni di prāṇāyāma caratterizzato da una respirazione rallentata; il kumbhaka (ritenzione del respiro) rappresenta una fase importante del ciclo respiratorio su cui si può agire per il rallentamento del respiro. L’esperimento è condotto su 10 candidati con una lunga esperienza di prāṇāyāma, 5 di questi soggetti eseguono un prāṇāyāma con una corta fase di kumbahka (22.2% del ciclo respiratorio) e 5 con una lunga fase di kumbhaka (50.4% del ciclo respiratorio). I risultati mostrano come il prāṇāyāma con un kumbhaka corto causi un aumento del consumo di ossigeno (52%) rispetto alla condizione iniziale pre-prāṇāyāma mentre il prāṇāyāma con un lungo kumbhaka comporta un calo del consumo di ossigeno (19%). La fase di Kumbhaka si rivela essere una discriminante importante per valutare le alterazioni nel consumo di ossigeno e quindi anche del metabolismo energetico.

Materiali e Metodi

Lo studio è stato condotto su 10 volontari maschi con una età compresa tra 28-59 anni che soddisfano i seguenti parametri:

  • Lunga esperienza pratica prāṇāyāma (qualche anno).
  • Normale stato di salute.
  • Disposto a molte sessioni di test.

Il picco di flusso espiratorio dei candidati è nel range fisiologico (per gli indiani) compreso tra 390-510 L/min con una media di 451±42 L/min. Il prāṇāyāma usato per lo studio è l’ujjayi in cui è possibile aumentare volontariamente i tempi respiratori, l’ujjayi proposto è struturato in tre fasi: (i) inspirazione con glottide parzialmente chiusa, (ii) kumbhaka con glottide chiusa, (iii) espirazione con flusso costante. Tutti i cicli respiratori sono condotti rispettando le durate opportune (dettate dall’esperiemento) di ogni fase. L’intero processo respiratorio avviene senza stress e forzature mantenendo un controllo mentale attivo e con le attivazioni dei bandha (mūlabandha e jalāṇḍhārabandha durante la fine dell’inspiro e il successivo kumbhaka, uḍḍīyanabandha alla fine dell’espiro).

Il kubhaka a pieno è considerato una delle variabili più importanti del respiro ujjayi e per questo sono stati selezionati 10 candidati esperti nella pratica dell’ ujjayi prāṇāyāma e divisi in due gruppi ciascuno da 5 soggetti denominati kumbhaka lungo (KL) e kumbhaka corto (KC). Nel KL la fase di apnea a polmoni pieni è fissata al 50.4±6.6% della durata totale del ciclo respiratorio, nel KC è fissata al 22.2±10.6% della durata totale, quindi i rapporti inspiro:kumbhaka:espiro nei due gruppi diventano: KL 1:4:2 e KC 1:1:1, 3 soggetti in ogni gruppo eseguono anche un kmbhaka al termine dell’ espiro. Le età medie nei due gruppi non risultano essere significativamente differenti (KC=45,2 anni e KL=38,4 anni)

Risultati

Ventilazione polmonare
Tab.1: Ventilazione polmonare (L/min) a BTPS

In Tab.1 sono mostrati i valori di ventilazione polmonare prima, durante e dopo il Prāṇāyāma;  prima del prāṇāyāma (base line) i valori non sono statisticamente differente tra i due gruppi (KC 15,0L/min e KL 10,3L/min), durante la pratica respiratoria in entrambi i casi si registra un considerevole calo della ventilazione polmonare di una identica entità (KC 48,0% e KL 46,6% rispetto alla base line) e a termine del prāṇāyāma la ventilazione polmonare ritorna pressochè ai valori iniziali (KC 14,8mL/min e KL 10,7mL/min).

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Tab.II: Consumo Ossigeno mL/min a STPD

 

La Tab.II mostra il consumo di ossigeno prima dopo e durante il prāṇāyāma, il consumo di ossigeno prima del prāṇāyāma (base line) non è significativamente differente tra i due gruppi (KC 269mL/min e KL 320mL/min). Durante il prāṇāyāma nel caso del KC si ha un aumento del 52% del consumo di ossigeno rispetto alla base line per poi tornare al valore iniziale dopo il prāṇāyāma; considerando il consumo di ossigeno totale dell’intero esperimento si calola che: il 43,6% è stato consumato durante il solo periodo della pratica del prāṇāyāma rispetto al 27,7% del pre prāṇāyāma e del 28,6% del post prāṇāyāma. Nel caso del KL si osserva una significativa riduzione del consumo di ossigeno del 19% (rispetto alla base line 81%) e dopo il prāṇāyāma non si ha un ritorno alla condizione iniziale ma il consumo di ossigeno rimane del 86% rispetto alla base line. Considerando l’intero consumo di ossigeno dell’esperimento si calcla che: il 29,4% è consumato durante la pratica respiratoria rispetto al 36,3% della fase prima del prāṇāyāma e del 34,3% della fase post prāṇāyāma.

Assumendo che il quoziente respiratorio è 0,82, che l’energia prodotta per litro di ossigeno è di 4,825 kcal/LO2 e utilizzando la formula di DuBois si possono determinare le variazioni metaboliche associate ai due tipi di esperimento, più precisamente si ottiene che nel KC si ha un aumento del 70% del metabolismo rispetto alla base line, nel KL invece si ha una diminuzione del 20% del metabolismo rispetto alla base line.

Interessante notare inoltre che sia in KC che in KL la ventilazione polmonare diminuisce durante il prāṇāyāma (Tab.I) ma se si confronta questo dato con il consumo di ossigeno (Tab.II) si vede che nel caso i KC si ha un aumento del consumo di ossigeno mentre nel KL si ha un calo, questo suggerisce il fatto che il consumo di ossigeno non è correlabile alla ventilazione polmonare, ma è la lunghezza dell’apnea a giocare un ruolo fondamentale.

Discussione

Lo studio mostra come la lunghezza della fase di kumbhaka influenzi il consumo di ossigeno e quindi il metabolismo e gettando una nuova luce sulla comprensione degli effetti dell’ ujjayi prāṇāyāma.

Non ci sono evidenze di un aumento del consumo di ossigeno dopo il KL e questo indica che non c’è un debito di ossigeno da pagare e quindi il minore consumo di ossigeno può essere imputato ad una diminuzione del metabolismo. A supporto di questa tesi si evidenzia che non c’è una diminuzione della PO2 o un aumento della PCO2, compatibili con una anoxemia arteriosa (diminuzioni del livello dell’ossigeno nel sangue) e con una stimolazione dei chemorecettori, visto che il livello di ventilazione polmonare dopo il prāṇāyāma rimane lo stesso rispetto a quello prima del prāṇāyāma. Al contrario le differenze sul consumo di ossigeno e quindi sul metabolismo, osservate durante i due tipi di prāṇāyāma, rivelano differenti effetti su:

  • Rilassamento dei muscoli scheletrici,
  • Influenze sul sistema nervoso autonomo,
  • Alterazioni sul flusso sanguino,
  • Metabolismi,
  • Secrezione di adrenalina da parte delle surrenali.

E’ necessario inoltre considerare che queste differenze nel consumo di ossigeno possono essere legate anche al cambiamento del flusso sanguigno nell’encefalo e del metabolismo dovute alla diversa intensità dell’attività neuronale del cervello a causa della natura conscia del ritmo respiratorio e dalle sensazioni che il respiro stesso genera nei due prāṇāyāma.

Considerazioni personli

L’articolo in oggetto, presentando una descrizione molto  precisa e minuziosa nei metodi, negli strumenti e della pratica ujjay proposta, cerca di dare una elevata standardizzazione alla pratica per rendere i risultati interpretabili e il più possibile riproducibili e omogenei , ma il fatto che 6 soggetti esaminati, oltre all’apnea a pieno, effettuavano anche apnee a vuoto potrebbe portare conseguenze sulla omogeneità dei dati, anche se l’analisi statistica presentata nell’articolo sembra scongiurare questa problematica.

L’articolo a mio parere presenta pochissima bibliografia e pochi riferimenti bibliografici. Altro punto debole dell’esperimento deriva dal basso numero di partecipanti  (10 candidati divisi in due gruppi da 5) sufficienti sì  per un’analisi statistica, come dimostrato nell’articolo dai test statistici positivi, ma non molto forte. Un’. Un ultimo appunto è sull’ affermazione finale riguardante la variazione del flusso sanguigno nell’encefalo e delle conseguenze ad esso legate, tale affermazione non viene supportata da alcun un riferimento bibliografico e appare quindi una piuttosto speculativa.

[Articolo originale: Oxygen consumption during pranayamic type of very slow-rate breathing]

Modulazione della risposta cardiovascolare dopo Ujjayi Prāṇāyāma e Shavāsana in soggetti sani

G.V. Lathadevi, T. Uma Maheswari, R. Nagashree; Journal of Clinical and Diagnostic Research 2012, 6(4), 571-573

Abstract

Lo studio presentato da questo articolo valuta gli effetti dell’Ujjayi Prāṇāyāma e di Shavāsana sul sistema cardiovascolare; si misurano: battito cardiaco (HR), pressione sistolica (SP), pressione diastolica (DP) e da questi parametri si calcoleranno: pulso pressorio (PP), Pressione arteriosa media (MAP), tasso pressione prodotto (RPP). tutti questi parametri verranno valutati prima e dopo 6 settimane di Ujjayi Prāṇāyāma e Shavāsana. Lo studio ha dimostrato come tutti i parametri presi in considerazione subiscano una significativa riduzione dopo 6 settimane di pratica imputabili ad un aumento del tono nervoso parasimpatico.

Materiali e Metodi

Lo studio è stato condotto su 60 volontari maschi con una età compresa tra i 20-50 anni, sono stati esclusi i seguenti soggetti:

  • Storia di sport attivo/Yoga
  • Diabetici
  • Asmatici
  • Ipertesi
  • Ischemia cardiaca
  • altre patologie

I soggetti sono stati suddivisi in due gruppi da 30 persone ognuno:

  • GRUPPO 1 : Ujjayi Prāṇāyāma e Shavāsana per 6 settimane
  • GRUPPO 2 : Gruppo di controllo, NO Ujjayi-NO Shavāsana.

Le misurazioni vengono condotte 2 ore dopo una leggera colazione, la temperatura del laboratorio è mantenuta a 25°C, l’elettrocardiogramma (ECG) viene registrato dopo 15 minuti in posizione supina, la pressione sanguigna (BP) viene monitorata dall’arteria brachiale destra attraverso sfingomanometro ogni 5 minuti e il suo valore minimo viene usato per calcolare il Pulso Pressorio (PP = SP-DP), la pressione media arteriosa (MAP = DP+PP/3) Tasso pressione prodotto (RPP = HRxSP/100). Tutti i parametri sono stati misurati prima e dopo le 6 settimane di Ujjayi Prāṇāyāma e Shavāsana nel caso del gruppo 1 e dopo 6 settimane per il gruppo 2 di controllo senza aver eseguito gli esercizi.

Esercizi Respiratori

L’Ujjayi Prāṇāyāma è stato condotto in una posizione seduta comoda a schiena eretta ed occhi chiusi, inspiro lento e profondo seguito da una espirazione lenta e profonda, tra le due fasi viene interposta una ritenzione del respiro con osservazione di Mūlabandha. Il ciclo viene ripetuto da 5 a 10 minuti.

Shavāsana viene condotta in posizione supina e con i muscoli totalmente rilassati per 10 minuti.

Ai pazienti viene chiesto di di concentrarsi nel processo di inspirazione ed espirazione. Durante il periodo di pratica la sessione dura 20 minuti e viene svolta a stomaco vuoto la mattina presto e prima di cena sotto la supervisione di un insegnante di Yoga esperto.

Risultati

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Tab.1: Effetto di 6 settimane di Ujjayi pranayama e Shavasana su vari parametri cardiovascolari in soggetti sani. [HR=battito cardiaco, SP=pressione sistolica, DP=pressione diastolica, PP=pulso pressorio, MAP=Pressione arteriosa media, RPP=tasso pressione prodotto. ]
Nel gruppo 1 il respiro Ujjayi seguito da Shavāsana provoca un significativo decremento del battito cardiaco (HR), pressione sistolica e diastolica (SP, DP), del pulso pressorio (PP), della pressione arteriosa media (MAP), e del tasso pressorio prodotto (RPP) dopo 6 settimane di pratica, non si osservano variazioni dei parametri cardiovascolari nel gruppo di controllo (Gruppo 2).

Discussione

Lo studio dimostra come l’Ujjayi Prāṇāyāma seguito da Shavāsana comporti una modulazione della risposta cardiovascolare come mostrato in Tab.1.

Il valore del tasso pressione prodotto (RPP) è un indice del consumo di ossigeno del miocardio e del carico cardiaco, quindi una sua riduzione indica una diminuzione del metabolismo del muscolo cardiaco (miocardio) e quindi anche del lavoro del cuore; la riduzione del RPP e del battito cardiaco basale (HR) sono perciò imputabili ad una diminuzione del tono del sistema nervoso simpatico in favore del parasimpatico e anche le riduzione delle pressioni sistoliche e diastoliche suggeriscono questo meccanismo.

L’Ujjayi Prāṇāyāma aumenta l’intensità e la durata dell’impulso nervoso inibitorio attivando i tensocettori del polmone durante la fase di inspirazione (come nel riflesso di Hering-Breuer), questo comporta un calo del tono simpatico nei muscoli scheletrici e nei vasi sanguigni portando ad una vasodilatazione e quindi un calo delle resistenze periferiche che  permette l’abbassamento della pressione diastolica.

In Shavāsana i soggetti si rilassano attraverso il lento movimento del ritmo respiratorio, questo influenza l’ipotalamo attraverso un continuo feedback di impulsi propriocettivi ed estrocettivi che permettono al corpo di rimanere in uno stato di profonda quiete che porta con sé una riduzione della pressione sanguigna.

Durante l’espirazione Ujjayi la pressione intratoracica aumenta e il sangue viene sospinto dai polmoni al cuore provocando un aumento della gittata sistolica, il barocettore carotideo registra questo aumento e inibisce la vasocostrizione nervosa, aumenta l’attività vagale sul cuore provocando vasodilatazione, una caduta della pressione sanguigna e bradicardia.

Tutti i volontari sottoposti alla pratica Ujjayi Prāṇāyāma e Shavāsana riferiscono un profondo stato di calma della mente e una sensazione di benessere generalizzato che sostengono la stimolazione parasimpatica.

Conclusioni

Ujjayi Prāṇāyāma e Shavāsana sono pratiche che modulano il sistema nervoso autonomo attraverso l’attivazione del sistema nervoso parasimpatico, questo porta ad uno stato di rilassatezza mentale e riduzione dello stress. Le pratiche di Ujjayi Prāṇāyāma e Shavāsana hanno importanti effetti sui parametri cardiovascolari presi in esame e data la loro semplicità di esecuzione potrebbero essere prescritti a pazienti che soffrono di a pazienti ipertesi con un adeguato monitoraggio, insieme alla terapia medica.

Considerazioni personali

L’articolo in esame di G.V. Lathadevi et. al risulta essere di buona qualità, preciso nella descrizione dei metodi dei materiali delle tempistiche e degli esercizi proposti, il campione in esame (30+30 volontari) non è enorme ma permette già un buon studio statistico. Da notare anche come l’utilizzo di semplici misurazioni (battito cardiaco, pressione sistolica/diastolica) permettano l’estrapolazione di dati importanti sullo stato del sistema cardiovascolare unito al sistema nervoso.

Sarebbe stato interessante conoscere anche l’evoluzione di tali parametri nelle 6 settimane di pratica eseguendo misurazioni giornaliere/settimanali per avere maggiori informazioni sulle cinetiche d’adattamento del sistema cardiovascolare per poi confrontarle in casi in cui siano presenti patologie.

[Articolo Originale: Modulation of Cardiaovascular Response after Ujjayi Pranayama and Shavasana Training in Normal Human Volunteers]