Suggerimenti per la pratica: Salamba śirsāsana 1

Salamba śirsāsana 1, spesso nominata semplicemente śirsāsana, è tra le āsana più descritte nello yoga, addirittura B.K.S. Iyengar la reputa il padre (o il re) di tutte le āsana!

I punti focali su cui dare attenzione nella preparazione di śirasāsana sono: Continua a leggere “Suggerimenti per la pratica: Salamba śirsāsana 1”

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Ma è Yoga o ginnastica?

Molto spesso sento dire frasi del tipo: Quello non è Yoga, è ginnastica! Soffermiamoci un momento su cosa significa appunto ginnastica.

La ginnastica è disciplina e insegna: la determinazione, la responsabilità, la voglia di migliorarsi e di spostare l’asticella del proprio limite un po’ più in là, questo non vi ricorda il TAPAS dello Yoga?

Nella ginnastica è importante lo studio delle tecniche, il confronto con gli altri l’atleti tutto finalizzato però ad un miglioramento dell’esercizio e quindi della pratica, questo non vi ricorda SVĀDHYĀYA?

Nella ginnastica hai un allenatore che attraverso la sua esperienza ti guida nella tua crescita all’interno della disciplina, non assomiglia ad ĪŚVARA PRANIDHĀNA?

La ginnastica serve per mantenere il corpo in salute, e non parlo solo dal punto di vista muscolo-articolare ma anche osseo, nervoso, cardiocircolatorio, dell’ apparato digerente, endocrino ecc… sappiamo che il mentale è molto legato al benessere fisico e da qui appunto l’importanza dello stato di salute e pulizia del corpo come poi afferma lo Yoga con ŚAUCA!

Il tipo di ginnastica è legato all’età del praticante:

  • Infanzia, prima età scolare: giochi/sport di squadra (calcio, pallavolo, rugby…) per imparare il contatto con il prossimo e la gestione della socialità…. non vi ricordano gli YAMA?
  • Età scolare: sport individuali (nuoto, tennis, arti marziali…) per imparare la responsabilità e la propria autogestione… ma questi non sono i NIYAMA?
  • Dopo i 25/30 anni ci si avvicina sempre di più a sport dove la competizione solitamente è più con se stessi (palestra, triathlon, bici, podismo, trekking…) sono attività in cui la mente ha un grande ruolo e va addomesticata, in cui serve ascolto, controllo e gestione delle energie arrivando addirittura ad essere discipline quasi meditative… mi sembra  di parlare di ĀSANA!

Mi si potrebbe obiettare che lo Yoga prima di tutto è respirazione,  PRĀNĀYĀMA! ma gli apneisti sono più bravi del 90% dei praticanti di Yoga nelle tecniche del Prānāyāma.

Nelle scuole la classica ora di ginnastica è stata sostituita dalla materia: Educazione Fisica;  si è capito che lo sport non ha solo valenza atletico/competitiva ma anche educativo/formativa ed è fondamentale per la crescita della persona, Patañjali dedica metà del secondo libro (2-28÷2-55) all’importanza di una educazione che parte dal corpo parlando degli stessi principi che lo sport comunica.

Ginnastica o Yoga, un caso pratico:

Questo è uno stacco da terra a gambe tese, un esercizio fondamentale della Pesistica e del Bodybuilding.

Questo è un esercizio di posturale utilizzato per imparare a trasferire le tensioni tra i baricentri in catena cinetica complessa.

Questa è una variante di Ardha Utthanāsana.

Quindi analizzando le foto possiamo dire che se abbiamo un bilanciere facciamo Bodybuilding, se abbiamo un elastico e un bastone facciamo della Posturale e se siamo a corpo libero Yoga?

Un’āsana utilizzata nella posturale per riequilibrare le tensioni durante una flesso estensione d’anca e utilizzabile come propedeutica ad un fondamentale della Pesistica.

Per gestire questa postura è necessario una particolare attenzione per non perdere le tensioni su addominale, fissatori delle scapole, ciò si realizza solo rispettando angoli precisi di caviglia anca e spalla se ciò non si realizza si avvertirà tensione sugli ischiocrurali o sui lombi; la CONCENTRAZIONE per mantenere il sistema in equilibrio con queste tensioni è elevatissima, la mente è assorbita completamente da ciò! Nello Yoga questa condizione si chiama DHĀRANĀ.

L’esercizio prevede una fase dinamica di flesso-estensione d’anca e deve avvenire rispettando angoli reciproci precisi tra caviglia anca e spalla, durante la fase di estensione d’anca (risalita) le tensioni si spostano rispettivamente da fissatori delle scapole all’addome e alla fine quando l’anca è completamente estesa al capo prossimale degli ischiocrurali; mantenere un elevato grado di concentrazione è la condizione iniziale poi lo spostamento di tensione equivale ad uno spostamento dell’attenzione, la mente non solo non divaga più ma addirittura la dirigiamo a nostro piacimento condotta dalle tensioni del corpo, nello Yoga questo prende il nome di DHYĀNA ovvero la meditazione.

La fisiologia insegna che il sistema muscolare è ad “Alta priorità” in altri termini quando lui si attiva gran parte del sistema nervoso è “occupato” dalla gestione di questo complesso ed enorme apparato, questo significa che non ci sono le risorse a livello del sistema nervoso per la percezione sensoriale, il risultato è che gli stimoli sensoriali esterni vengono azzerati e si entra in uno stato di isolamento, in termini yogici: PRATYĀHĀRA.

La ginnastica ha come fine il benessere psicofisico e un miglioramento della performance, le tecniche dello Yoga possono essere utili a questo scopo, ma è come possedere una Ferrari e usarla come una 500, sicuramente avremo dei benefici da ciò e male non ci fa: ci passano i mal di schiena, ci permettono di respirare meglio, ti avere una grande padronanza del corpo, poi se ciò si trasforma in una evoluzione personale, in una presa di coscienza di noi stessi e del mondo allora ecco che il percorso iniziato come una “semplice ginnastica” si trasforma in Yoga.

Scambiare il mezzo con il fine, questo è il problema! Lo Yoga è un viaggio personale e interiore, come accedere a questo stato è puramente soggettivo, difficile quindi valutare chi è nello Yoga oppure no, se l’azione è mossa dall’ego oppure no. Penso sia necessario più concentrarsi sul proprio cammino che sprecare energie tempo e risorse mentali su cose che ci portano fuori da noi e a dirla tutta, proprio nel momento in cui pronunciamo la frase con cui è iniziato l’articolo: Quello non è Yoga, è ginnastica! Non facciamo altro che alimentare pensieri centripeti stimolanti l’ego.

Io esorto tutti i miei allievi che praticano Yoga solo su un tappetino di uscire da lì! Di provare altre discipline, soprattutto sportive, per potersi conoscere meglio e trovare altre strade per la meditazione; quindi: correte, nuotate, scalate, andate in una sala pesi, giocate, danzate, passeggiate… scoprite per scoprirvi e soprattutto come dice il M. Bruno Baleotti: Stupitevi!

“È deprimente pensare che una disciplina millenaria come lo Yoga si esaurisca su un tappetino”

Cit. Marc Beuvain

Quando lo Sport incontra lo Yoga e viceversa

LEON:

  • MMA fighter professionista
  • Campione Italiano MMA
  • Praticante di YOGA

EMANUELLA

  • Insegnante Parināma YOGA
  • Arrampicata

NICOLA

  • Danzatore professionista
  • Insegnante di Danza
  • Praticante di YOGA

STEFANO

  • Basket
  • Arrampicata
  • Praticante di YOGA

VERONICA

  • Insegnante di YOGA metodo Narayana
  • Triathlon
  • Spartan race

MARCO

  • Personal Trainer
  • Bodybuilding
  • Funzionale
  • Fitness Model
  • Praticante di YOGA

GIACOMO

  • Insegnante di YOGA metodo Parināma
  • Pugilato

NAOMI

  • Insegnante Parināma YOGA
  • Arrampicata

ROSARIO

  • Personal Trainer
  • Pesistica
  • Spartan Race
  • Funzionale
  • Insegnate di YOGA

GIANLUCA

  • Ciclsmo
  • Praticante di YOGA

ALETA

  • Insegnate di YOGA metodo Parināma
  • Arrampicata

MATTEO

  • Personal Trainer
  • Calisthenic
  • Funzionale
  • Istruttore corsi musicali
  • Praticante di YOGA

DANIELE

  • Bodybuilding
  • Calcio
  • Calisthenic
  • Praticante di YOGA

LILIA

  • Nuoto
  • Bici
  • Podismo
  • Sci (fondo, discesa)
  • Trekking
  • Praticante di YOGA

Stress Off – Le risposte dalla Scienza e dallo Yoga

L’ associazione “Spazio del Sé” organizza due incontri di approfondimento tematico dedicati allo Stress,: verrà analizzato come la Scienza e lo Yoga trattano questo stato che sempre di più affligge l’uomo contemporaneo. Continua a leggere “Stress Off – Le risposte dalla Scienza e dallo Yoga”

Quando un’ Āsana non è un’ Āsana – le compensazioni del rachide

Abstract seminario “Stage insegnanti Yoga ADO-UISP”, Modena 25-26/novembre/2017 [programma, iscrizione]

A.G. Mohan nei suoi 7 principi, precisamente al punto 2, recita: La pratica degli āsana dovrebbe dare priorità alla spina dorsale. Nulla di più vero! i benefici che si ottengono sono davvero importanti, ma la colonna vertebrale è circondata da sistemiche che ne influenzano la mobilità, quindi il lavoro sul rachide impone prima di tutto di conoscere, gestire ed influenzare tali sistemi.

Noi non siamo “omini della Playmobil”: non possiamo, ad esempio, flettere un’anca, estendere un ginocchio, flettere una caviglia, elevare un braccio ed estendere un gomito (una versione di niralamba uttitha hasta padangustāsana) in modo indipendente! Possediamo muscoli biarticolari che gestendo 2 articolazioni contemporaneamente le mettono in rapporto tra loro. Questo fatto comporta che la disponibilità in allungamento o in contrazione (per meglio dire un lavoro eccentrico o concentrico) di un muscolo biarticolare è influenzato dalle posizioni relative delle articolazioni che gestisce, quando le tensioni sono troppo elevate si tende a compensarle scaricandole cambiando gli atteggiamenti del bacino e della colonna vertebrale.

Nel seminario esamineremo alcuni atteggiamenti posturali all’interno delle āsana e ne valuteremo le più classiche compensazioni, più precisamente prenderemo in considerazione:

  • Studio dell’ estensione dell’anca, rispetto alla posizione del bacino con tensione addominale, posizioni studiate: Tadāsana, Virabhadrāsana1, supta virāsana
  • Studio della flessione d’anca ed estensione della controlaterale rispetto alla posizione del bacino con tensione addominale, posizioni studiate: Supta padangustāsana, utthita hasta padangustāsana
  • Studio della flessione d’anca , rispetto alla posizione del bacino con tensione addominale, posizioni studiate: Ardha utthanāsana, Stambāsana.
  • Studio della flessione del ginocchio ad anca estesa rispetto alla posizione del bacino con tensione addominale: Vajrāsana, variante di eka pada adho mukha svanasāsana, raja bujangāsana.
  • Ruolo della caviglia nella catena cinetica ad anca estesa e ad anca flessa.
  • Compensazioni e attivazioni di Mūlabhanda

Molto spesso, quando pratichiamo āsana, rispettiamo gli allineamenti che ci sono stati insegnati e le ripetiamo più o meno sempre allo stesso modo non valutando che i nostri atteggiamenti posturali sono tutti diversi, quindi un āsana DEVE essere adattata e personalizzata sui nostri corpi. Eseguire un’ āsana significa aumentare la propriocezione e per fare ciò è necessaria una profonda presenza mentale, utilizzo del respiro (per valutare l’intensità, gestire l’addominale e quindi la colonna vertebrale), concentrazione sul punto in cui portiamo la tensione, assorbimento su quel punto e il nostro sistema nervoso è obbligato a minimizzare la componente cognitiva… insomma questa non è già in sequenza: āsana, prānāyāma, dhāranā, dhyāna e prathyāhāra?

Lo stage insegnanti Yoga ADO-UISP 2017 si terra presso la Polisportiva Corassori, Via Newton 150, 41126 Modena [MAPPA]

Visualizza o scarica la presentazione in .pdf dell’intervento al link: UISP 2017

Foto Evento

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Chi osserva chi?

Ecco il rapporto tra dhāraṇā, dhyāna e samādhi.

[…] In dhāraṇā (1) concentriamo la mente e stabiliamo un contatto con l’oggetto di concentrazione: il respiro, un suono, una parte del corpo, la mente stessa, l’immagine della luna, il concetto di umiltà, eccetera. Quindi la mente si collega con l’oggetto e mantiene questo collegamento. Tra la mente e l’oggetto c’è una comunicazione, un’interazione. È il dhyāna (2) che a sua volta conduce al samādhi (3), in cui la mente si fonde con l’oggetto di meditazione diventando una con esso.

T.K.V. Desikachar, Il cuore dello Yoga, Ubaldini Editore, Roma 1997