Un respiro di liberazione. Prāṇāyāma

Seguendo le istruzioni di un antico “manuale”, un classico dello Yoga, si pratica prāṇāyāma. L’obiettivo è calmare la mente, liberarla respirando. Ci si muove sino ad essere in grado di stabilirsi con agio in una posizione e di mantenerla; così la mente si assorbe nel respiro regolato.

Una pratica di connessione mente-corpo guidata dai sūtra di Patañjali

Il senso interno ovvero la mente si concentra sul respiro: le sue fasi, le qualità, il percorso dall’esterno all’interno. Esercitandosi, si impara a regolarlo, a portarlo in una specifica zona del corpo, a usarlo come strumento esteso e interno del senso del tatto. Continua a leggere “Un respiro di liberazione. Prāṇāyāma”

Suggerimenti per la pratica: Vinyāsa per lo sviluppo della forza

Gli stili di vita sedentari, l’elevata attivazione ortosimpatica da stress mentale portano il corpo e la psiche in stati di letargia o di iperattività in cui, sul corpo vengono sfogate le frustrazioni con la possibilità di incorrere in traumi fisici e mentalmente ci si indebolisce perdendo il contatto con il corpo, con le sensazioni, con il reale. Continua a leggere “Suggerimenti per la pratica: Vinyāsa per lo sviluppo della forza”

Stress Off – Le risposte dalla Scienza e dallo Yoga

L’ associazione “Spazio del Sé” organizza due incontri di approfondimento tematico dedicati allo Stress,: verrà analizzato come la Scienza e lo Yoga trattano questo stato che sempre di più affligge l’uomo contemporaneo. Continua a leggere “Stress Off – Le risposte dalla Scienza e dallo Yoga”

VIVEKA: la DISCRIMINAZIONE nelle parole del filosofo greco EPITTETO

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« le cose che esistono sono di due maniere: le une dipendono da noi, le altre no. Dipendono da noi: giudizio di valore, impulso ad agire, desiderio, avversione, e in una parola, tutti quelli che sono propriamente fatti nostri. Non dipendono da noi: il corpo, gli averi, le opinioni degli altri, le cariche pubbliche e, in una parola, tutti quelli che non sono propriamente fatti nostri.

Le cose poste in nostro potere sono di natura libere, non possono essere impedite né attraversate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo sono cose altrui.

 Ricordati dunque che, se credi che le cose che sono per natura in uno stato di schiavitù siano libere e che le cose che ti sono estranee siano tue, sarai ostacolato nell’agire, ti troverai in uno stato di tristezza e di inquietudine, e dolerti degli uomini e degli Dei. Se, al contrario, pensi che sia tuo solo ciò che è tuo, e che ciò che ti è estraneo – come in effetti è – ti sia estraneo, nessuno potrà più esercitare alcuna costrizione su di te, nessuno potrà più ostacolarti, non muoverai più rimproveri a nessuno, non accuserai più nessuno, non farai più nulla contro la tua volontà, nessuno ti danneggerà, non avrai più nemici, perché non subirai più alcun danno. »

liberamente tratto da Encheirìdion o Manuale di Epitteto nella traduzione di Giacomo Leopardi

https://books.google.it/books?id=X7tDAQAAMAAJ&hl=it&pg=PA213#v=onepage&q&f=false

 

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Imparo a meditare: l’allenamento alla consapevolezza

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con Francesco Rossi*, Riccardo GallesiMariangela Guatteri

Che cosa significa meditare? Più di 2000 anni fa il saggio Patañjali finalizzò la pratica dello yoga a raggiungere la liberazione (Mokṣa) imparando a controllare i vortici della mente (Vṛtti)la meditazione è dunque lo strumento principe per superare l’illusione del mondo e raggiungere uno stato di equilibrio naturale e benessere psicofisico.

In questo incontro il dott. Francesco Rossi ci insegnerà alcune pratiche di meditazione in linea con le più recenti ricerche scientifiche finalizzate al raggiungimento di tale condizione. Il partecipante verrà accompagnato in un percorso di consapevolezza: a cosa serve, come impostare una pratica personalizzata, quali sono gli strumenti per la presenza mentale, come ridurre lo stress e lasciare andare  il passato. Continua a leggere “Imparo a meditare: l’allenamento alla consapevolezza”

Perfeziono lo yoga con supporti e attrezzi: Sukha

sukha (sōōˑ·kh),

adj in Sanscrito significa “confortevole”; Nello yoga rappresenta una delle due qualità che deve possedere l’āsana. Infatti in Yoga Sūtra 2:46, Patañjali dice “la positura deve menare alla stabilità e all’agio”. Nel commento al testo, dopo aver enumerato alcune posizioni, Vyāsa aggiunge “…la positura dell’eguale equilibrio, la stabile e piacevole, vale a dire quella che uno  ritiene più conveniente eccetera”.

[le citazioni al testo sono tratte da Yogasūtra, Patañjali. Introduzione, traduzione e note di Corrado Pensa, Boringhieri, 1962]

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Perfeziono lo yoga con supporti e attrezzi: Sthira

sthira (sthēˑ·rä),

adj in Ayurveda significa “statico, immobile” ed è una delle qualità che caratterizzano tutta la materia. Nello yoga troviamo il termine in riferimento all’āsana, che deve essere “stabile”. Infatti, in Yoga Sūtra 2:46, Patañjali dice “la positura deve menare alla stabilità e all’agio”. Nel commento al testo di Vyāsa leggiamo “è sottointeso: la positura si compie; cioè la positura riesce se cessa lo sforzo; per cui viene meno il tremore del corpo”.
[le citazioni al testo sono tratte da Yogasūtra, Patañjali. Introduzione, traduzione e note di Corrado Pensa, Boringhieri, 1962]