Suggerimenti per la pratica: Vinyāsa classico

La lezione proposta è composta da 3 parti:

  1. Riscaldamento e attivazione addominale.
  2. Vinyāsa classico, Surya Namaskara A e B più un’ altro vinyāsa sulla falsa riga del saluto al sole.
  3. Prānāyāma e Pratyāhāra durante śavāsana. Continua a leggere “Suggerimenti per la pratica: Vinyāsa classico”
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Navāsana

Navāsana, posizione della nave con le sue varianti

Analisi biomeccanica:

La posizione risulta essere un corpo carpiato e quindi il fulcro della posizione è l’articolazione coxofemorale in flessione, il grado di flessione stabilisce se la posizione è Navāsana (angolo 90°) oppure Ardha Navāsana (160-170° circa, scapole e piedi non toccano terra).

Le altre due articolazioni starter (caviglia e cingolo scapolo toracico) possono essere in ogni possibile atteggiamento variando l’intensità dell’asana

  • Ruolo della caviglia: da estesa a flessa c’è un aumento di intensità dell’āsana
  • Ruolo del cingolo scapolo toracico: da esteso a flesso ad elevato c’è aumento di intensità dell’āsana

Le posizioni ad anca flessa devono essere eseguite a bacino antiverso per mantenere una neutralità della colonna vertebrale, molto spesso, mirando a raggiungere l’allineamento ideale, la posizione viene eseguita a bacino retroverso compensando con l’estensione del tratto dorsale con conseguente apertura delle basse coste e rettilineizzazione del tratto cervicale, inoltre spesso oltre ad un lavoro addominale si percepisce un’ attivazione dei flessori dell’anca nella zona inguinale o della coscia anteriore, mediale o laterale. Continua a leggere “Navāsana”

Stress Off – Le risposte dalla Scienza e dallo Yoga

L’ associazione “Spazio del Sé” organizza due incontri di approfondimento tematico dedicati allo Stress,: verrà analizzato come la Scienza e lo Yoga trattano questo stato che sempre di più affligge l’uomo contemporaneo. Continua a leggere “Stress Off – Le risposte dalla Scienza e dallo Yoga”

Quando un’ Āsana non è un’ Āsana – le compensazioni del rachide

Abstract seminario “Stage insegnanti Yoga ADO-UISP”, Modena 25-26/novembre/2017 [programma, iscrizione]

A.G. Mohan nei suoi 7 principi, precisamente al punto 2, recita: La pratica degli āsana dovrebbe dare priorità alla spina dorsale. Nulla di più vero! i benefici che si ottengono sono davvero importanti, ma la colonna vertebrale è circondata da sistemiche che ne influenzano la mobilità, quindi il lavoro sul rachide impone prima di tutto di conoscere, gestire ed influenzare tali sistemi.

Noi non siamo “omini della Playmobil”: non possiamo, ad esempio, flettere un’anca, estendere un ginocchio, flettere una caviglia, elevare un braccio ed estendere un gomito (una versione di niralamba uttitha hasta padangustāsana) in modo indipendente! Possediamo muscoli biarticolari che gestendo 2 articolazioni contemporaneamente le mettono in rapporto tra loro. Questo fatto comporta che la disponibilità in allungamento o in contrazione (per meglio dire un lavoro eccentrico o concentrico) di un muscolo biarticolare è influenzato dalle posizioni relative delle articolazioni che gestisce, quando le tensioni sono troppo elevate si tende a compensarle scaricandole cambiando gli atteggiamenti del bacino e della colonna vertebrale.

Nel seminario esamineremo alcuni atteggiamenti posturali all’interno delle āsana e ne valuteremo le più classiche compensazioni, più precisamente prenderemo in considerazione:

  • Studio dell’ estensione dell’anca, rispetto alla posizione del bacino con tensione addominale, posizioni studiate: Tadāsana, Virabhadrāsana1, supta virāsana
  • Studio della flessione d’anca ed estensione della controlaterale rispetto alla posizione del bacino con tensione addominale, posizioni studiate: Supta padangustāsana, utthita hasta padangustāsana
  • Studio della flessione d’anca , rispetto alla posizione del bacino con tensione addominale, posizioni studiate: Ardha utthanāsana, Stambāsana.
  • Studio della flessione del ginocchio ad anca estesa rispetto alla posizione del bacino con tensione addominale: Vajrāsana, variante di eka pada adho mukha svanasāsana, raja bujangāsana.
  • Ruolo della caviglia nella catena cinetica ad anca estesa e ad anca flessa.
  • Compensazioni e attivazioni di Mūlabhanda

Molto spesso, quando pratichiamo āsana, rispettiamo gli allineamenti che ci sono stati insegnati e le ripetiamo più o meno sempre allo stesso modo non valutando che i nostri atteggiamenti posturali sono tutti diversi, quindi un āsana DEVE essere adattata e personalizzata sui nostri corpi. Eseguire un’ āsana significa aumentare la propriocezione e per fare ciò è necessaria una profonda presenza mentale, utilizzo del respiro (per valutare l’intensità, gestire l’addominale e quindi la colonna vertebrale), concentrazione sul punto in cui portiamo la tensione, assorbimento su quel punto e il nostro sistema nervoso è obbligato a minimizzare la componente cognitiva… insomma questa non è già in sequenza: āsana, prānāyāma, dhāranā, dhyāna e prathyāhāra?

Lo stage insegnanti Yoga ADO-UISP 2017 si terra presso la Polisportiva Corassori, Via Newton 150, 41126 Modena [MAPPA]

Visualizza o scarica la presentazione in .pdf dell’intervento al link: UISP 2017

Foto Evento

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Fissare lo sguardo (Trāṭaka-kriyā)

Fissa un piccolo punto senza battere le palpebre fino a che gli occhi non lacrimeranno. Questo è il Trāṭaka Yoga secondo i Saggi.

(Gheraṇḍa Saṃhitā, v.54)

Trāṭaka (Sanscrito त्राटक trāṭakatrataktrataka: “guardare, osservare”) è una delle più note e diffuse tecniche di meditazione. Viene considerata una pratica ibrida tra i kriyā, le 6 tecniche di purificazione del corpo propedeutiche al prāṇāyāma (Shatkarman o Shatkriya) e il Pratyāhāra. Consiste nel fissare la mente in un punto, escludendo progressivamente tutto il resto. Esistono 2 tipi di trāṭaka:

  1. bahira trāṭaka se l’oggetto dell’attenzione è esterno al corpo;
  2. antara trāṭaka se è interno;

come si esegue? è sufficiente fissare un oggetto (un punto, un simbolo, la fiamma di una candela, ecc.) senza distogliere lo sguardo né battere le ciglia, finché gli occhi non cominceranno a lacrimare. Dopo la lacrimazione, occorre battere ripetutamente le palpebre e poi tenerle chiuse appoggiandovi sopra le mani, senza premere, per permettere agli occhi di riposare. Con la pratica  sarà possibile procedere con vere e proprie visualizzazioni, ossia dopo aver chiuso gli occhi continuare a “osservare” l’oggetto prescelto con la vista interiore.

Secondo lo Yoga tradizionale, la pratica assidua di questo kriyā elimina le malattie degli occhi e migliora la vista grazie alla lacrimazione, allontana la pigrizia e migliora la concentrazione.