La libertà oltre i margini di sicurezza. Marc Beuvain

Il video di un’intervista a Marc Beuvain. Badia di Santa Maria della Neve, Torrechiara (PR), 2016.

Nello yoga, “umano” è chiamata quella parte di noi che crede di essere il capo, cioè quella parte di noi che ha bisogno di controllare e assicurarsi di tutto a causa di paure profonde.

[Intervista a cura di Mariangela Guatteri. Traduzione di Peggy Eskenazi]

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Una pratica integrale dello yoga

Ascoltare. Un’esperienza più intima con se stessi

Agitazione e letargia mentale impediscono la connessione al proprio corpo. La sola pratica fisica spesso non è sufficiente ad attivare tale connessione: la mente spesso va altrove e il respiro non esce da una modalità automatica.

Questo è il primo di 3 articoli scritti nel corso di altrettanti incontri che avevano l’obiettivo di indagare la relazione tra il corpo, il processo respiratorio e le attività della mente, utilizzando una pratica integrale dello yoga. Il ciclo degli incontri, intitolato «Yoga, istruzioni per l’uso», Workshop: Il respiro, il corpo, la mente, è stato ideato e condotto dalla sottoscritta.

Moltissimo di quanto ho detto, fatto praticare e scritto qui, scaturisce dal mio incontro con Marc Beuvain e dal suo insegnamento. Anche dall’incontro con alcuni libri che ho sempre tentato di praticare.

Usi del respiro. Allenamento

Fermi in una posizione seduta.
Il movimento nasce all’interno del proprio corpo, respirando,  e coinvolge lo stesso corpo verso l’esterno. Il corpo si muove nello spazio esterno e il confine della pelle ha possibilità di spostarsi: nella fase dell’inspirazione c’è un’estensione, un movimento di espansione che spinge verso l’esterno ciò che percepiamo essere al nostro interno; nella fase espiratoria c’è un rilascio dell’estensione, un movimento che richiama all’interno.

Fermi con la mente, bloccando l’abitudine ad imporre, a quanto si ascolta del proprio corpo, un significato, un’interpretazione, un giudizio, un pregiudizio oppure il ricordo di un concetto acquisito, perché diversamente non c’è un reale ascolto, c’è solo un pensiero assordante.
Il respiro, e il corpo e in accordo con esso, si muove e si arresta dopo ogni inspiro e dopo ogni espiro. Lo si ascolta e ci si allena a condurre il soffio vitale laddove serve.

Il respiro può essere utilizzato come un polpastrello che scivola all’interno del corpo: accarezzandolo lo riconosce, lo scalda, lo rinfresca e lo nutre.
Ci si allena a veicolarlo, a mantenerlo all’interno e all’esterno, ottenendo progressivamente una durata equanime e la libertà di respirare.

Il respiro è indicativo dello stato psicofisico di una persona. Le tecniche del prāṇāyāma trasformano il processo respiratorio in uno strumento estremamente efficace per calmare o svegliare la mente. Allenarsi con tali tecniche significa anche prendere fiducia nelle proprie possibilità di riportarsi in uno stato di maggior equilibrio, forza e lucidità.

Gli Yogasūtra di Patañjali formano un vero e proprio manuale della cosiddetta Disciplina o Metodo, lo Yoga. È un manuale utile per riprendersi la propria forza, che è il nostro unico sostegno; una forza che esprime stabilità della mente, lucidità, chiarezza in se stessi, capacità di concentrazione, capacità di resa.
È una forza che ci consente di vedere e soprattutto vivere la realtà senza troppi condizionamenti e pregiudizi. Continua a leggere “Una pratica integrale dello yoga”

prāṇāyāma — serie. sequences. x30

serie da 30. ujjayi e bandha.